Berta Schweitzer, dopo una prima esperienza, aveva deciso di tornare in Etiopia per tre settimane ad aiutare le suore salesiane nel centro sociale di Gubrye. Poi Sr. Rosaria, la responsabile del centro, è stata ricoverata d’urgenza in ospedale. La seconda suora la ha assistita per mesi fino alla guarigione in Italia e Berta Schweitzer è rimasta da sola a Gubrye per tre mesi, per mantenere la posizione. "Non potevo lasciare i bambini, le donne, i lavoratori al loro destino", dice l'insegnante della Val Venosta. Durante la riunione dell'assemblea dello scorso giovedì, l'associazione Medici dell’Alto Adige per il Mondo ha consegnato a Berta il premio Helping Hands 2024.
Altrimenti, chi lo farebbe? Questa frase risuona in tutti i progetti dell'associazione. Da 25 anni i Medici dell’Alto Adige per il Mondo sono in azione. "E ora più che mai", questo è l’incentivo del presidente Toni Pizzecco ai soci, in un momento in cui i budget di aiuto nel mondo sono stati tagliati, le guerre sembrano senza fine e gli aiuti alimentari rimangono bloccati a Gaza. "I potenti destabilizzano il mondo e mostrano quanto sia necessaria la cooperazione allo sviluppo."
Aiutare nel posto giusto. Nel 2024, i Medici dell’Alto Adige per il Mondo hanno sostenuto 30 progetti in undici paesi. Il 90% del budget è stato destinato ai progetti di sviluppo. 31 soci hanno effettuato missioni in Etiopia, India e Nepal, e in Afghanistan hanno collaborato con altre organizzazioni, poiché nessuno poteva entrare nel paese dei talebani. Anche nel 2024 la popolazione dell'Alto Adige ha dimostrato la sua solidarietà sostenendo con grande generosità l'associazione: le donazioni sono aumentate del 35%. Un grande ringraziamento va quindi ai tanti donatori privati, alla Provincia Autonoma di Bolzano, alla Regione Trentino/Alto Adige e al Comune di Bolzano.
Per i Medici dell’Alto Adige per il Mondo significa da sempre: investire in medicina, istruzione, acqua potabile – e dal 2023 anche nel progetto Loving Home. In tre diocesi in Etiopia si sensibilizzano le persone sui pericoli della migrazione illegale. La rete della Chiesa cattolica si estende nelle scuole, nelle messe e nei gruppi di donne. Nel 2024, il giovane autodidatta Ezedin Kamil ha lanciato davanti a 500 studenti e universitari il messaggio: "La migrazione illegale non è un'opzione, restate qui, ci sono possibilità, unitevi e avviate un'attività." In Etiopia, Ezedin è una star, e per Loving Home è un testimonial credibile.
Allo stesso tempo, i Medici dell’Alto Adige per il Mondo offrono alle persone giovani delle prospettive per rimanere nel proprio paese. 42 giovani nel 2024 hanno ricevuto un contributo per avviare una piccola attività. " Chiediamo e valutiamo di che cosa hanno bisogno. Vediamo che l'aiuto allo sviluppo funziona quando avviene nel lungo periodo e in modo paritario. Questo è un incentivo per continuare", spiega Gabriele Janssen Pizzecco, direttrice dell'associazione.
Da 25 anni i Medici dell’Alto Adige per il Mondo lavorano secondo il motto: i progetti seguono le persone. In termini di numeri, l'organizzazione ha costruito scuole per 11.500 bambini e giovani. 125 pozzi forniscono acqua potabile a 58.000 persone. Ogni mese, 380 donne sole in Afghanistan ricevono denaro per la sopravvivenza loro e dei propri figli, mentre nei campi profughi i bambini ricevono formazione dal Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. Corsi di cucito e microcredito offrono opportunità concrete a un numero sempre maggiore di donne. L'ospedale di Attat, in Etiopia, e quello di Dhulikhel, in Nepal, due progetti che stanno particolarmente a cuore ai Medici dell’Alto Adige per il Mondo sono il primo approdo per quattro milioni di persone.
Nuove elezioni degli organi sociali. Due nuovi membri si sono aggiunti al consiglio direttivo esistente: il giovane avvocato Florian Brandstätter di Bolzano e la chirurga Monika Niederkofler di Brunico. Michael Atzwanger e Lodovico Comploj sono stati confermati come revisori dei conti, mentre il collegio dei probiviri è composto da Doris Gluderer, Wolfgang Wielander e Dieter Randeu.
Lavoro ed impegno. Nel 2024 avevamo un compito in più: lasciare che i giovani prendessero lentamente il timone. Le nuove voci sono quelle di medici, volontari e artigiani. Come Chiara Carmignola, una degli otto volontari del campo estivo di Attat: “C'erano 70 bambini e ragazzi ogni giorno, abbiamo giocato, organizzato gare e ci siamo divertiti”. Come Jakob Haller, di cui il padre Stefan dice: “Ha legato subito con i giovani artigiani etiopi, molto meglio di me”. Come i medici di medicina generale, Sofia Schöpf e Simon Schmidt, che raccontano della clinica San Marco: “le persone hanno aspettato anche tre ore – ma nessuno si è arrabbiato.”